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Dignità
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La mwbadignità è il mwbqdiritto di una mwbgpersona ad essere apprezzata e rispettata per sé stessa e ad essere trattata eticamente. Con il termine dignità ci si riferisce al valore intrinseco dell'esistenza umana che ogni uomo e ogni donna – in quanto persona – è consapevole di rappresentare nei propri principi morali, nella necessità di liberamente mantenerli per sé stesso e per gli altri e di tutelarli nei confronti di chi non li rispetta.
Contents
• Note
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Storia del concetto
«La dignità non consiste nel possedere onori, ma nella coscienza di meritarli.»
(Aristotelecite-ref-1[1])
Storicamente, il tema della dignità è stato approfondito dallo mwfaStoicismo che, in virtù della partecipazione del mwfqmwfglogos umano a quello divino, affermava l'identità delle mwfwvirtù negli uomini a prescindere dal ceto sociale e dal sesso di modo che ogni essere umano era libero di impegnarsi nella ricerca della saggezza che implicava l'indifferenza nei confronti del corpo e dei suoi dolori.
La dignitas romana
Presso i mwgwRomani il concetto di dignità (mwhadignitas) assume una connotazione non solo mwhqetica ma anche mwhgestetica, soprattutto in riferimento alle opere di mwhwarchitettura, nelle quali il termine rimanda a un senso di decoro, grandiosità, e gravosità, caratteristiche del comportamento mwiamaschile, mentre in riferimento alla mwiqpittura e alla mwigscultura prevaleva il canone mwiwfemminile della mwjamwjqvenustas.cite-ref-2[2]
Cristianesimo e Rinascimento
Il mwlacristianesimo ha ripreso la concezione stoica della dignità umana sostenendo come ogni uomo sia un riflesso dell'immagine di mwlqDio. La questione sulla dignità dell'uomo è stata poi approfondita durante il mwlgRinascimento, quando la questione ha assunto caratteri polemici contro la concezione mwlwmedievale, accusata di aver svalutato il mondo terreno e la capacità umana di operare in esso. Durante il Rinascimento l'uomo venne considerato un essere dalla natura indeterminata, in grado di compiere in assoluta autonomia la scelta di elevarsi allo mwmaspirito oppure di abbrutirsi verso la mwmqmateria.
Nel mwmwmwnaDiscorso sulla dignità dell'uomo, l'umanista mwnqPico della Mirandola rimarca come proprio in questa possibilità di mwngscelta consista la dignità della mwnwnatura umana, che la contraddistingue rispetto agli mwoaangeli o agli mwoqanimali:
«Non ti ho fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché di te stesso quasi libero e sovrano artefice ti plasmassi e ti scolpissi nella forma che avresti prescelto. Tu potrai degenerare nelle cose inferiori che sono i bruti; tu potrai, secondo il tuo volere, rigenerarti nelle cose superiori che sono divine.»
(Pico della Mirandola, Oratio de hominis dignitate, traduzione a cura di Eugenio Garin, Vallecchi, 1942, pp. 105-109)
«mwpamwpqHomo faber ipsius fortunae» è il motto del concetto di dignità e mwpglibertà espresso da Pico della Mirandola, secondo cui l'uomo è mwpwsovrano e artefice del proprio mwqadestino.
Età moderna
La dignità nelle sue prime concezioni non aveva niente a che vedere con il significato odiernocite-ref-3[3] essendo al contrario collegata all'esercizio di una carica pubblica: un significato aristocratico, elitario questo che permane nel termine di "dignitario" e che si oppone al senso democratico che caratterizza oggi questo termine.cite-ref-4[4]
Così per mwtaThomas Hobbes la dignità non è un valore intrinseco dell'uomo ma solo il «valore pubblico» dell'uomo che gli viene attribuito dallo Stato.cite-ref-5[5]
Così anche per mwugMontesquieu la dignità denota la distinzione propria dell'aristocrazia e si oppone in questo senso all'uguaglianza. mwuwÉmile Littré nel suo mwvaDictionnaire de la langue française attribuisce come primo significato del termine "dignità" quello di «funzione eminente nello Stato o nella Chiesa» e solo come quarto significato quello di «rispetto che si deve a sé stessi»cite-ref-6[6].
Nella filosofia morale di mwwgKant la dignità viene riconosciuta a ogni uomo in quanto essere razionale e perciò degno di essere considerato sempre come fine mai come mezzo:
«agisci in modo da trattare l’umanità, sia nella tua persona sia in quella di ogni altro, sempre anche come fine e mai semplicemente come mezzo.
»
L'uomo cioè deve avere la capacità di agire moralmente al di sopra delle determinazioni sensibili della sua volontà che deve essere libera dalle inclinazioni del desiderio e della carnalità. La dignità kantiana va oltre il rispetto della vita in quanto vita sensibile e sofferente: essa è al contrario rispetto della libertà umana, dell'uomo in quanto essere sovrasensibile.
Dignità e umanità
«Considerato che il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali ed inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo;»
La dignità è quindi un concetto che rinvia all'idea che «quelque chose est dû à l'être humain du fait qu'il est humain» (mwzwessa sia qualcosa che è dovuta all'essere umano per il semplice fatto che egli è umano)cite-ref-8[8]: calata in ambito giuridico, tale concezione è stata declinata da mwbaHannah Arendt come il "diritto ad avere diritti"cite-ref-9[9].
Tutti gli uomini, senza distinzioni di mwcgetà, stato di mwcwsalute, mwdasesso, mwdqetnia, mwdgreligione, grado d'mwdwistruzione, mweanazionalità, mweqcultura, mwegimpiego, mwewopinione mwfapolitica, mwfqcondizione sociale, mwfgorientamento sessuale o mwfwidentità di genere meritano un rispetto incondizionato, sul quale nessuna "mwgaragion di Stato", nessun "interesse superiore", la "Razza", o la "Società", può imporsi.
«Se la persona non può essere separata dalla sua dignità neppure il diritto può prescinderne o abbandonarla.»
(Stefano Rodotàcite-ref-10[10])
Secondo papa Bergoglio, ogni uomo è un fine in sé stesso, possiede un valore non relativo all'oggetto che produce (com'è, per esempio, il prezzo di un oggetto), ma intrinseco al modo di produrlo con il lavoro con il quale si realizza:
«Le persone sono meno importanti delle cose che danno profitto a quelli che hanno il potere politico, sociale, economico. A che punto siamo arrivati? Al punto che non siamo consci di questa dignità della persona; questa dignità del lavoro... Dove non c’è lavoro manca la dignità.»
(Papa Francesco, omelia a Santa Marta del primo maggio 2013)
Ugualmente si riconosce dignità alle alte cariche dello mwiqStato, mwigpolitiche od mwiwecclesiastiche quando chi le ricopre agisca per il rispetto della dignità umana.cite-ref-11[11]
L'mwkqOrganizzazione mondiale della sanità estende in particolare la considerazione della dignità a quelle parti della popolazione quali gli anziani, affermando il diritto degli individui ad essere trattati con rispetto al di là dell'età o di eventuali condizioni di disabilitàcite-ref-12[12]. Nel quadro del superamento di una concezione solo formale del paradigma mwlgantidiscriminatorio, poi, il riferimento alla dignità umana compare nelle più recenti sentenze delle mwlwCorti costituzionali di affermazione dei diritti umani: "la rimozione di un ostacolo al libero svolgimento della personalità (il “full blossoming” dell’individuo come “very essence of dignity”, par. 132 op. CJ)" costituisce, per la mwmaCorte Suprema indianacite-ref-13[13], "la garanzia dell’effettività della dignità attraverso la liberazione di capacità"cite-ref-14[14].
Dignità statica e dinamica
«Le cose potranno sensibilmente cambiare soltanto quando (…) si comprenderà che – senza retorica – togliere la dignità e la speranza ad un proprio simile significa toglierle a sé stessi»
(Glauco Giostra, “Il rimedio compensativo della riduzione di pena: problematiche tecniche e demagogici allarmismi”, in Il senso della pena. Ad un anno dalla sentenza Torreggiani della Corte EDU, a cura di Marco Ruotolo, Editoriale Scientifica, Napoli, 2014, p. 126)
Nell'opera di Marco Ruotolocite-ref-15[15] viene contestata la concezione unitaria della dignità e si introduce la distinzione tra “dignità statica” e “dignità dinamica” intendendo per la prima una specie di acquisizione innata della dignità per il semplice fatto di esistere indipendentemente dal bene e dal male che l'individuo mette in atto. La dignità dinamica invece sarebbe il risultato delle azioni individuali tali che fanno perdere quella dignità che in seguito può essere riacquistata.
Note
cite-note-11. ↑ Aristotele discute il termine μεγαλοψυχία (mwrgmegalopsykhia), reso in italiano con magnanimità, dignità, fierezza, principalmente nell'Etica Eudemia III, 5, e IV, 3 e nella Grande Etica (Magna Moralia) I, 25, ma la citazione non si trova in questi testi, gli viene attribuita da Marcello Marino, mwrwLeadership filosofica, Morlacchi editore, Perugia 2008, pag. 56.
cite-note-22. ↑ mwswG. Becatti, mwtamwtqDignitas, in mwtgEnciclopedia dell'Arte Antica, Treccani, 1960.
cite-note-33. ↑ Horst Bredekamp, mwugStratégies visuelles de Thomas Hobbes: le Léviathan, archétype de l'État modernemwuw ; illustrations des œuvres et portraits, Les Éditions de la MSH, 2003, p 100
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cite-note-1313. ↑ Sentenza mw-wNavtej Singh Johars & Ors v. Union of India, depositata il 6 settembre 2018.
cite-note-1414. ↑ mwaqmAngelo Schillaci, mwaqq“Life without dignity is like a sound that is not heard”: dalla Corte suprema dell’India, l’ultima parola sulla section 377 del Codice penale, Diritti comparati, 5 novembre 2018.
Bibliografia
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• mwarm(EN) Remy Debes (ed.), mwarqDignity: a History, New York: Oxford University Press, 2017.
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• mwaroGabriel Marcel, mwarsLa dignità umana e le sue radici esistenziali, mwarwStudium, Roma, 2012, ISBN 978-88-3824-151-2.
• mwar8(EN) Luigi Saccà, mwasaA Biophilosophical Model of Human Dignity: The Argument from Development in a Four-Dimensionalist Perspective, International Journal of Applied Philosophy, 2013, 27(2) pp.175-94.
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Collegamenti esterni
• citerefsep-dignity(EN) Remy Debes, Dignity, in Edward N. Zalta (a cura di), Stanford Encyclopedia of Philosophy, Center for the Study of Language and Information (CSLI), Università di Stanford.
• mwasy(EN) Stephen Riley e Gerhard Bos, Human Dignity, su Internet Encyclopedia of Philosophy.